La venticinquesima foto.

e’ talmente bello che vorglio che lo leggano anche altri.

Pinocchio non c'è più

La guardava, seduto al solito tavolo, del solito bar, di una piazza che quasi non si ricordava che esistesse. O forse, non si era mai preoccupato di ricordarlo.

La guardava, come si guarda un panorama in mezzo alla nebbia, cercando di intuirne il perimetro, avanzando con cautela, per evitare impatti, o quantomeno, per limitarne i danni. Ciò che vedeva non lo stupiva più di tanto, come fosse una festa a sorpresa il giorno del tuo compleanno, che si ripete, sempre lo stesso giorno. Alla fine non ti meravigli più, ma ci speri che succeda ancora.

La guardava, e un po’ la conosceva già, solo un po’, forse semplicemente, riconosceva l’impressione che si era fatto di lei. E questo, in parte lo rassicurava. Continuare ad osservala era come parlare con uno sconosciuto con la sensazione di conoscerlo da sempre. Sì, un sentimento decisamente rassicurante.

Sabrina, ecco, se avesse potuto chiamarla per…

View original post 762 altre parole

I capelli delle donne dicono molte cose. Non necessariamente a bassa voce

ho riso tantissimo da bionda/rossa/castana ritinta

Pinocchio non c'è più

colori capelli

Alcuni anni fa per lavoro, sono stato costretto a seguire un corso di psicologia “spicciola”, che secondo l’illustre relatore, avrebbe dovuto aiutare noi partecipanti, a decifrare i tratti caratteriali  della persona che avevamo davanti, studiando semplicemente i piccoli gesti che accompagnavano la nostra discussione.

Non so se avete mai partecipato a uno di questi “happening” auto celebrativi,. In sostanza sono organizzati da personaggi in giacca e cravatta, che usano continuamente termini inglesi, come “competitor” (per dire concorrenza),  “human resouces” (per definire i clienti) e “businnes information” (per darti un calcio nel culo).. Sono dispensatori di sorrisi smaglianti, hanno tutti almeno un paio di master, che te in confronto ti senti uno pluri-ripetente del primo anno del Cepu. Tutti  abbronzati e profumati di dopobarba al tartufo di Norcia, ti ripetono in continuazione che sei nell’azienda giusta al momento giusto. Ecco, a queste parole toccati subito le palle, perchè nella maggior parte…

View original post 853 altre parole

le bugie

piccola citta’ bastardo posto…memorie Gucciniane erano nella testa di Alessandra mentre scorreva foto e messaggi di una “amica” che la metteva in avviso su Valerio.

Rifletteva Alessandra su queste informazioni elargite per vendetta o per gelosia, per cattiveria o semplicemente perche’ “anche a me è capitato”.

Eppure non aveva la forza di prendersela con Valerio, anzi, da questi scambi di messaggi con l’altra aveva tratto forza.

Semplicemente aveva capito che Valerio con lei era stato diverso.

Un altro ancora.

e aveva scosso la testa Alessandra, come per scacciare pensieri fastidiosi.

Niente di nuovo, lo sapeva gia’.

Sapeva che il suo Valerio era  una proiezione della sua mente, che poteva non essere quello delle foto, che con la sua mail poteva risalire al suo indirizzo ip e trovarlo.

Ma che gli fregava.

Alessandra si pettinava i capelli per uno che la abbraccia sul serio  adesso.

 Povero Valerio.

 

 

 

LASCIARE ANDARE

Era bellissimo quando Alessandra riusciva a lasciarsi andare.
Non accadeva mai.
Sempre seduta in punta di sedia.
Sempre attenta a quello che le accadeva intorno, sempre rilassata come un gatto su una sedia a dondolo.
Sul lavoro era riuscita a farsi rispettare proprio per questa sua caratteristica.
Sempre attenta, sapeva sempre quello che accadeva anche tre muri piu’ in la’ del suo ufficio.
Nulla le sfuggiva del suo regno.
Stranamente usare il pugno di ferro in guanto di velluto l’aveva aiutata.
Sorridendo era capace di uccidere una persona solo con una battuta.
Per poi raccoglierne i pezzi.
Era stata addestrata dal suo maestro, il suo Capo supremo, quello che dentro di lei sarebbe sempre stato IL CAPO, dei molti che erano venuti dopo di lui, l’unico che avesse saputo come Alessandra era quando si lasciava andare.
Lui le aveva insegnato a leggere al rovescio i documenti sulle scrivanie, le aveva instillato pian piano l’arte del divide et impera in cui lui era maestro.
L’aveva guidata in un mondo lavorativo pieno di pettegolezzi e cattiverie, piccinerie e colpi bassi, aiutandola a picchiare, a difendersi, abituandola ad essere autorevole.
In una riunione aveva detto “Vi piaccia o no, quando non ci sono, lei e’ me. Se vi dice qualcosa, parla per me, se non la ascoltate non ascoltate me”
Poi lui l’aveva fatta volare. La famosa Regina dei Ghiacci aveva preso il largo.
Alessandra da sola aveva un po’ di paura.
Proprio in quel periodo aveva conosciuto Valerio.
E Valerio le era sembrato lui. Da Valerio si faceva comandare. Da Valerio si faceva sgridare.
A Valerio aveva dimostrato quanto era fragile e gli si era affidata.
E Valerio, da signore quale era, le era stato sempre vicino.
Valerio aveva il coraggio di mandarla affanculo, di spiegarle dove sbagliava e di evitarle un sacco di errori.
Ecco perche’ Valerio era importante per lei.
Non per le scopate che si erano raccontati e non avevano mai fatto, ma perche’ in lui riconosceva una persona degna di essere paragonata al suo Capo.
E anche adesso, che davanti alla porta Alessandra ha un segretario, che ha due uffici e 30 persone da gestire, un uomo che prende aerei e autostrade anche solo per vederla mezza giornata, cerca di farsi sgridare apposta da Valerio.
Facendo una scemata apposta così da attirare la sua attenzione.
Solo con il Capo e Valerio lei e’se stessa.
Ma non puo’ lasciarsi andare.